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Il Castello di Murisengo appartenne agli Scozia fino al 1873, l’anno in cui, per il matrimonio di donna Tarsilla Scozia, esso passò al marito don Francesco Guasco Gallarati Marchese di Bisio e di Francavilla. Come antico maniero non esiste che la merlata torre, così, della sua storia, si hanno pochi ed incerti dati. L’origine dell’edificio è velata di mistero. Da un registro di memorie dell’archivio di casa Scozia, compilato verso il 1730, risulta che tutte le pergamene e le carte anteriori al Quattrocento andarono perdute negli incendi e saccheggi dai quali furono più volte funestati il castello e gli umili edifici del villaggio rurale. La distruzione del primo e ben munito edificio guerresco deve essere avvenuta in epoca molto posteriore al 1400. Le caratteristiche del Castello fanno pensare che esso sia stato ricostruito non oltre il 1600.
La torre merlata. Dall’epigrafe si può dedurre che la costruzione della torre rimonta al 1510. Da quell’epoca essa subì alterazioni e modificazioni dovute al tempo e agli uomini, alle mode e alla necessità. Nei mesi estivi ed autunnali, sulla torre, sventolava la bella bandiera giallo-azzurra (a simboleggiare l’oro superbo e l’azzurro fedele) dei Guasco di Bisio. Nella seconda metà dell’Ottocento, la parte alta dell’antica torre a base quadrata, venne arricchita di una merlatura tutt’oggi visibile. Dell’antica Torre merlata si narra che, una certa Giulietta, ultima custode del Castello, all’età di ottantotto anni, cadde dall’alto della torre, volendo imitare il volo dei rondoni…
Tra le lapidi murate del castello si legge: “Silvio Pellico, amico del Marchese Don Carlo Guasco di Murisengo, nipote della Contessa di Murisengo Osanna Scozia, ospite in questo castello, rievocando i fantasmi di Dante, scrisse la Francesca da Rimini l’anno 1813”.
S.Antonio Abate
Venne edificata nel 1748 su disegno dell’architetto Peruzzi, con le spontanee offerte dei parrocchiani. Si presenta a croce greca ad una sola navata con quattro coretti. Possiede un pulpito in legno di noce ornato da cinque statue. L’altare di S.Candido conserva, dentro una busta d’argento collocata in una nicchia murata le reliquie del Santo protettore del luogo. La balaustra è in marmo di Carrara, trasportata a Murisengo con i buoi della Comunità. La parrocchiale rappresenta uno dei migliori esempi di rococò piemontese.
San Candido
L’edificio di culto risulta già dai documenti della visita apostolica del 1584 come chiesa campestre ma, nel XVII secolo, a causa del terreno franoso su cui era stata eretta, crollò e venne ricostruita nel 1700.
San Michele
Situata nella parte alta del paese, una volta si chiamava Oratorio degli Angeli e, con questo nome, figura nella Visita Apostolica fatta nell’anno 1577 perché ivi era eretta la Compagnia degli Angeli dove si battezzò fino al 1624.
La chiesa della madonna delle grazie e della neve – La Madonnina
Comunemente detta “La Madonnina”, è situata in fondo al paese e fu fatta costruire come ex-voto dopo la peste del 1530, da due famiglie di Murisengo: Ossola e Mola, all’inizio del sec. XVII. È di forma rotonda e conserva un trittico del XIV secolo della scuola del Moncalvo. Lo stile è neoclassico.
San Pietro
La Chiesa di S.Pietro, in stile romanico, era posta in faccia al paese nell’omonima regione. Vuole la tradizione che un tempo ivi esistesse un convento appartenente a Monaci regolari, forse gli stessi Benedettini. Della costruzione oggi resta solo la Torre.
Parrocchia della Natività ella Beata Vergine - Sorina
La Chiesa parrocchiale della Natività della Beata Vergine in Sorina, risale al secolo XVII. Di rilievo artistico l’altare in stile rinascimentale, una balaustra datata primi dell’Ottocento ed il pavimento in marmo. Conserva dipinti di pregio come la tela con cornice della scuola del Moncalvo raffigurante la Madonna col Bambino ed una tela della Natività di Maria Vergine della scuola tedesca.
La chiesa dell’Immacolata
La Chiesa dell’Immacolata in Case Battia, risale al 1646 e conserva una statua settecentesca della Madonna.
San Sebastiano
Eretta nel cantone Rivo venne completata nel 1861 ma se ne legge dell’esistenza nei documenti della visita apostolica del 1584.
San Luigi Gonzaga
Fatta erigere nel 1760 da Tommaso Giunipero, ultimo residente nel palazzo nobiliare di Corteranzo, rappresenta un singolare esempio del tardo barocco piemontese. Sorge solitaria e leggiadra fuori dall’abitato e risulta caratteristica per la sua forma a pagoda, così dissimile dagli stili tradizionali. L’incarico per il progetto fu affidato allo studio del Juvarra di Torino e, venne poi realizzato, dall’architetto Bernardo Vittone. Molto particolare la facciata, in cotto come l’intera struttura, risulta leggermente concava, quasi ad invitare il visitatore ad entrare.